lunedì 23 gennaio 2017

VUOI METTERE?

Ora va bene Trump, la neve, i terremoti, i ritardi nei soccorsi, la Juve che vince, il traffico, il lavoro,
Salvini, la pensione a 70 anni, Grillo, gli immigrati, il Debito... va bene tutto...

ma quelli che ciancicano incessantemente l'involucro delle patatine al cinema?!?

VUOI METTERE?!?

  

TRE STORIE D'AMORE (TRUCCATE)


PASSENGERS
Una storia d'amore truccata da film di fantascienza.
Passengers coglie l'attimo, e la trucca pure bene, con Pratt e la Lawrence che si barcamenano discretamente, considerando che per gran parte del film se la devono sbrigare da soli soletti e l'unico col quale confrontarsi è un barista androide.
Disperazione, senso di solitudine, vergogna, paura e impotenza sono nodi che vengono tutti al pettine e coinvolgono nostro malgrado, perché in fondo ci siamo anche noi chiusi su quest'astronave lanciata nel nulla cosmico, in una sospensione spazio temporale che pur appellandosi a infinite pellicole precedenti, da Cast away a The martian, si autodetermina nel suo dramma che non prevede lieto fine, ma solo un cosciente e confinatissimo, seppur dorato, sopravvivere.



ALLIED
Una storia d'amore truccata da film di spionaggio.
La struttura giallo/spionistica paga, purtroppo, un dazio pazzesco, per poter giustificare l'intensa liason tra Marion Cotillard e Brad Pitt. E alla fine non ci rimette solo l'Angelina Jolie (che poi non so quanto, in realtà, anzi in soldoni, ci abbia “rimesso”.. ma questo è un altro film.. ), ma ci rimettiamo sicuramente noi costretti ad assistere alla mattanza della logica più elementare ed al trionfo delle incongruenze.
E mi dispiace soprattutto per Zemeckis, complice del fattaccio stavolta, lui che solitamente non sbaglia un colpo, e si accolla, anzi, il rischio di dirigere “inediti” e di tentare l'inenarrato.
Non so cosa abbia affascinato Robert in questo filmetto, quali tematiche, quali dinamiche, a quali lacci contrattuali sia stato, forse, indotto ... non nego che parta bene ma poi... come ribadito inizialmente, il castello se ne vola via come investito da una tempesta di sabbia desertica...



CAROL
Una storia d'amore truccata da unione civile
Ormai non si scandalizza più nessuno, ma una volta se ti innamoravi di qualcuno del tuo stesso sesso, erano problemi, e non solo etici.
La storia d'amore andava avanti lo stesso, ma a differenza di quelle convenzionali, non c'erano solo – come ci sono oggi – cuori che palpitano, epidermidi che vibrano. Ma anche difficoltà di integrazione sociale, di accettazione, di comprensione.
Carol viaggia a scarto ridotto: emozioni col freno tirato, una mano sulla spalla dell'una, e l'occhio sognante che si chiude, dell'altra, tutto reiterato a più riprese, non possono narrarci della difficoltà di un rapporto ambiguo e ancora troppo trasgressivo.
La raffinatamente mascolina Cate Blanchett invaghita di una malleabile, rapita, lacrimevole e tenerotta Rooney Mara, non bastano a fare una storia d'amore, figuriamoci un film.
Senza la deliziosa e trascinante colonna sonora e una fotografia intrigante e paragnosta, che si dedica a tutti vetri, i finestrini e i riflessi possibili, staremmo a parlare di pura fuffa cinematografica.



sabato 21 gennaio 2017

ABRUZZO IN LACRIME



Impazza la polemica sui social, tra chi - come me - getta benzina sul fuoco sui ritardi degli interventi, sull'incapacità di salvaguardare zone flagellate dal terremoto, dove anche soli cinque centimetri di neve avrebbero rappresentato un disagio enorme, dove sorteggiano le "casette" come noi giochiamo al Gratta e Vinci.

E chi invece accusa quelli con le chiappe sul divano - sempre come me - di saper solo buttare la croce su gente che si fa un mazzo tanto per aiutare il prossimo.

Io credo solo che la prevenzione sbandierata dai nostri politici dal 25 agosto mattina in poi non c'è stata.

Credo che dobbiamo sempre affidarci agli eroi del momento - quelli che arrivano al Rigopiano con gli sci e scavano con le mani per salvare vite tutta la notte.

Credo di essere stufo.

Veramente.

giovedì 19 gennaio 2017

EROI CONTRO


Mentre sbirciavo le evoluzioni di Jack Reacher (Tom Cruise in modalità Giustiziere) contro la rozzezza basica dei suoi avversari mi è balenata quest'idea balzana: 

ma se i nostri beneamati eroi, che spesso hanno a che fare con gentaglia tosta ma che giunta all'obiettivo finale, inevitabilmente sbraga più o meno dignitosamente di fronte all'eroe prestabilito, che è quello che, comunque, deve uscire vincitore, 
ebbene dicevo, se questi nostri eroi fossero iperbolicamente e tridimensionalmente (ma anche berlinescamente) per una volta messi in competizione l'uno contro l'altro.. 

chi se la caverebbe meglio secondo voi?

Io ho tirato fuori sette soggetti che in epoche (comunque moderne), e circostanze diverse, hanno divertito ed assicurato il lieto fine ai propri fans.

Ma se dovessero avere a che fare, l'uno contro l'altro?

Ed in omaggio alle quote rosa, c' ho infilato anche due intrepide tutto pepe...

A voi qualche idea di sceneggiatura effervescente, il compito di decretare un “vincitore superstite” ed anche l'invito a tirare fuori altri nomi che per abilità, carisma e doti eroiche, avrebbero potuto sopravvivere allo Scontro Finale. 
Qui la mia delirante trama intanto:

Nikita gira per il mondo curando per un cartello sudamericano il traffico di eroina (non lei eroina, ma proprio eroina eroina). 


Jack Reacher ogni tanto lo vedono in qualche outlet alla ricerca di una maglietta di ricambio ma di norma guarda la tv e copula con le cassiere (dell'outlet).


John McLane ha una birreria nel Bronx dove mesce solo birra scura a scanso di equivoci.


Martin Riggs (arma letale) è appena uscito dal manicomio dove si è fatto dieci anni per aver tentato di strangolare moglie, figlia, colf e suocera. 


James Bond è alle Bahamas dove passa il tempo al sole ed a bere scorpioni reggendo sul ginocchio un bicchiere di tequila, ma soffre una nostalgia fottuta per gli ascensori appena avviati da prendere al balzo. 


Frank Martin (transporter) vive in Italia e fa concorrenza ad Italo portando turisti in macchina da Roma a Milano (e viceversa) in meno di un'ora. 



Beatrix Kiddo (Kill Bill) infine, lucida la katana leggendo i superpocket di Moccia,  per di più in italiano. 



La storia è semplice: 

una vecchia zia di origine romane (pensavamo a Kathy Bates) rintraccia Jack Reacher sulle Pagine Bianche, l'unico posto dove aveva dimenticato di cancellare l'indirizzo e lo chiama a Roma per dare una lezioncina al pizzicagnolo di Via Ripetta che continua ad aumentare indiscriminatamente il prezzo del pecorino. 
Jack arriva a Milano perde la coincidenza e si affida a Frank Martin per arrivare a Roma, ad una stazione di servizio beccano Nikita che usa il bagno degli uomini e per evitarle noie con la Sicurezza (Sicurezza negli autogrill?!? .. ah ah..) la portano con loro.
 
Bucano una gomma ad Orte e mentre Frank la sta cambiando arriva Martin Riggs con un'autoarticolato e lo fa fuori sul ciglio della strada, Jack e Nikita smettono di pomiciare e partono all'inseguimento, giunti a Roma sul raccordo si perdono, chiedono aiuto ad un biondastro all'uscita Laurentina; si, è lui, Daniel Craig in arrivo dalle Bahamas per una vacanzina e che conosce Roma come le sue tasche, si offre di accompagnarli a Via Ripetta dove trovano la zia di Jack che discute col pizzicagnolo, un John McLane con pancetta (sia addosso che sul bancone), mentre Daniel Craig chiede se c'è un ascensore, dal retrobottega appare Beatrix Kiddo che con la katana affetta due etti di mortadella e con l'ultimo taglio di sguincio squarta Nikita che l'aveva guardata storta;

John McLane invidioso della maglietta di Jack gli lancia il taglia parmigiano e lo centra in fronte: sangue, urla ed effluvi prosciuttifici attirano dentro Martin Riggs che ha parcheggiato in piena Piazza del Popolo e facendosi scudo della zia dà una capocciata a James Bond e lo uccide sul colpo, tenta di far fuori anche McLane il pizzicagnolo, ma Beatrix lo fulmina con una katanata che tagliuzza a morte, in contemporanea, anche la zia di Jack. 

A questo punto John furioso prende la testolina bionda di Beatrix e la piazza nei 140 watt dell'affettatrice elettrica del negozio urlando: “Hai fatto fuori la mia miglior cliente!! Proprio ora che avevo deciso di tornare nel Bronx con la ricetta del secolo: birra al pecorino!!” ... 

Quindi McLane vincitore.. del resto era il mio preferito prima di iniziare.. eh eh..
Il regista avrebbe dovuto essere Woody Allen in omaggio alla sua tendenza a girare gialli strampalati, ma aveva incassato già tutti i sussidi dal Comune di Roma per l'ultimo suo capolavoro.. una chance potrebbe averla anche Béla Tarr solo che insiste per far guidare a Frank Martin un carrettino col cavallo... ora vediamo che si può fare... 
 

martedì 17 gennaio 2017

CAOS


Pioveva, e mi riparai sotto la tettoia.

Avrei dovuto attendere almeno un'altra mezz'ora buona,
ma preferii prendere il blog delle 18, 45.


Almeno ero sicuro di trovare post.


sabato 14 gennaio 2017

COSA CI RACCONTIAMO

Si. Cosa ci raccontiamo alla tastiera, davanti al video, O mentre passeggiamo consci di una vita regolata al secondo. Squadrata al centimetro. Non nel senso che tutto sia programmato e prevedibile. Quello no. Altrimenti sarebbe quasi noiosa.
Oddio, neanche.. perché se ce la siamo immaginata, ci piacerà pure.. quindi lavoro, casa, moglie, viaggi, figli, soldi, sorrisi, amici.

 Poi il lavoro ti annoia, cambi moglie, cambi casa, di figli non se ne parla, viaggi ma non dove vorresti, i soldi si spendono, i sorrisi si fabbricano, gli amici chissà,

E cosa ci raccontiamo alla tastiera, cosa scriviamo, cosa ci leggiamo dentro, cosa svendiamo, e cosa negoziamo fino alla fine, cosa vorremmo davvero, cosa ci fa paura, cosa ci blocca,

Poi leggi e ti dici.. ma la pubblico 'sta cosa? E poi le domande? E le risposte?

Ma te la pubblichi pure dentro? Nel senso... te la leggi dopo che l'hai scritta? O è colpa sempre di quell'editor che abita da te... quello che ti corregge le telefonate, le risposte, le carezze, le bugie,

Quell'editor che vorresti essere davvero, e invece lavora coi voucher e soltanto dentro il tuo cervello,
niente ferie, mai un po' di riposo. Ti accartoccia i sogni e te li lancia come un padrone col suo cane.

Vai, raccogli e riporta qua.

Cosa ci raccontiamo davvero?...
azz,, devo sbrigarmi.. se l'editor s'accorge che sto facendo da solo...    

CINEMA DISTOPICO













Normalmente dicesi distopico di cinema vagamente incartato tra futuro ed alterazioni del passato o che narri, comunque, in maniera tormentata, di uno stato sociale alterato o alterabile.

In questa ottica, lo sforzo cui mi sono sottoposto sorbendomi consequenzialmente Mr.Nobody e The lobster, indica - grosso modo - il grado di distopia che cerco di iniettarmi a grosse dosi, l'inconscia insoddisfazione del reale cui appartengo, e la frequente delusione nel valutare che, comunque, i modelli proposti, forse non valgono per niente la pena di rivoluzionare il convenzionale acquisito.



Mr.Nobody scimmiotta Sliding doors in modalità futuristica, The lobster ridicolizza i rapporti umani mettendo a nudo primordiali bisogni singoli che prevaricheranno sempre la coppia.

Colin Farrell in una delle sue massime espressioni espressive


Il primo ci narra di un centodiciottenne nel 2093, ultimo esempio di vita umana non alimentata artificialmente e senza possibilità - ormai normale - di una vita eterna. L'arzillo vecchietto, intervistato, ci racconterà - magi(distopi)camente - delle sue infinite vite passate, a seconda che nasca da una o da un'altra famiglia, che segua il padre o la madre dopo il loro divorzio, che sposi o meno una delle tre ragazzine che gli fanno il filo.

Jared Leto, invece, in una delle sue.


Ottime alcune trovate tecniche e di montaggio, noiosetto tutto il resto, déjà vu in troppi casi, citazionistico allo spasimo, alla lunga disarmante.
Paragonato anche a Cloud Atlas, il quale potrebbe essergli debitore in diversi frangenti, ma che spettacolarizza a livelli decisamente superiori.
Ecco, forse questo latita in Mr. Nobody, il voler spettacolarizzare ma col budget ridotto al minimo sindacale.



The lobster al contrario si frega con le sue stesse mani, volendo stupire ad ogni fotogramma, cercando di mettere a nudo istinti a noi sconosciuti, o meccanizzando natura, impulsi e inclinazioni cui normalmente diamo un peso relativo.
Stravolge quindi la normalità dei comportamenti evidenziandone altri che non riusciamo a farci appartenere, anche noi seduti comodamente davanti un film e inclini, solitamente, a giustificare eventuali derive registiche.
Fino a che il troppo non stroppi, però.




Ora, mi chiedo, dopo questa indigestione distopica... dovrei riguardarmi La vita è meravigliosa? Il prototipo della distopia formato famiglia..